Macchine di Santa Rosa. Espone il socio “Muscarà” Giorgio Telari

Avevamo già trattato in questa nostra rivista, dei lavori in cantiere presso il laboratorio di Giorgio Telari che per diletto, da alcuni anni, ha iniziato a riprodurre fedelmente i modelli delle antiche Macchine di Santa Rosa i cui disegni sono custoditi presso il Museo Civico di Viterbo.

Il nostro specialista di aerei leggeri ed elicotteri, nonché specialista e comandante antincendio, ha messo a segno un’altra onorevole iniziativa con Suor Francesca Pizzaia, superiora del Monastero di Santa Rosa.

Dodici modelli in legno, decorati, delle più belle macchine di Santa Rosa realizzate tra il 1690 e il 1959, sono stati esposti presso il chiostro del Monastero di Santa Rosa da sabato 31 agosto a domenica 8 settembre, in concomitanza con i festeggiamenti cittadini in onore della santa Patrona.

La rassegna dei capolavori che hanno contribuito ad accrescere interesse e ammirazione tra i numerosi visitatori che hanno fatto visita al corpo della Santa viterbese, parte dal primo baldacchino risalente al 1690, presumibile origine del trasporto, ideato da Vincenzo Calmes. Il signore della Festa, ovvero colui che finanziava i festeggiamenti, era il nobile Giuseppe Franceschini. A seguire, le vere e proprie Macchine, sempre più alte e complesse, di Papini, Spadini e Paccosi.

La tradizione del trasporto per eccellenza in quel di Viterbo, casa adottiva per molti nostri piloti e specialisti, ha avuto inizio il 4 settembre 1258 con una manifestazione religiosa voluta da papa Alessandro IV in occasione della traslazione del corpo incorrotto di Santa Rosa, dalla chiesa di Santa Maria in poggio detta della “Crocetta”, dove era rimasta sepolta per 7 anni, fino all’attuale santuario.

Negli anni successivi prese forma la tradizione civica di trasportare in spalla un baldacchino che diventò sempre più alto, architettonicamente più complesso e logicamente più pesante ma anche più scenico, fino a raggiungere i trenta metri di altezza ed, eccezionalmente per Armonia Celeste del 1986, il peso di 71 quintali e 80 chilogrammi poi accertato dal Sodalizio dei Facchini. Trasporto che infatti si ricorda per alcuni problemi insieme al più amato Volo d’Angeli del 1967.

Una piccola curiosità. Dall’inizio del 1800 la Santa era raffigurata o collocata all’interno dell’ultimo stadio più in alto. Con il Volo d’Angeli di Giuseppe Zucchi, Santa Rosa inizia ad essere collocata all’apice della Macchina come il punto più vicino al cielo e privo di ostacoli per meglio benedire la Sua città.

 

Maurizio Pinna